Interpretazione del Vino

Il Vino secondo Giovanni Puiatti

Ha una funzione subliminale se da solo, e di accompagnamento se sulla tavola. Può emozionare, ammirando la bellezza o abbinando il cibo, in un sublime matrimonio di percezioni. È così che inizia il futuro della tradizione, l’obbiettività verso il conosciuto e l’evoluzione nel divenire, il passaggio dall’accettazione alla ricerca della perfezione nella natura, dalla creatività alla purezza. Ecco la Missione della Logica e della Dinamica nella viticoltura ragionata e nella tecnica purista, in contrapposizione al bio sia logico che dinamico. La salvaguardia in rapporto alle esigenze, il rispetto dei caratteri originali e naturali, cogliere il carpe diem, con la capacità di preservare, per godere nel tempo. Uno, è il creatore, a me è concesso di essere creativo, quindi, origine, cultura, professionalità, talento, capacità di confronto e di adattamento, sono necessari a capire, il come fare, ma anche il come apprezzare. Sono valori che devono distinguere e fare la differenza.

Credo nella Ribolla Gialla, l’unica vera uva autoctona, in cui credono in pochi, dandole un ruolo di comprimaria, prima che di protagonista. Profumi sobri, raffinati, eleganti, un perfetto e naturale equilibrio tra alcool ed acidità, che la rendono duttile agli abbinamenti. Come piace dire agli anglosassoni, “clean and crisp, light bodied”. Le dedico tre vini fermi e ben due metodi classici, avendo ideato, quest’ultimi, per primo, nei primi anni duemila. Mi faccio alfiere anche sul vino rosso, dove è apparente l’anacronismo di molti vitigni, e la predisposizione del territorio verso uno in particolare, il mio preferito: “Le Roi”, il Pinot Nero. Di grande classe, come nessun'altro, è il confine, la demarcazione, tra il vino bianco e quello rosso. Ritengo il Friuli il limite sud di coltivazione di questa varietà, tipica dei climi freschi e freddi, che permettono uno sviluppo di aromi e profumi più intensi ed eleganti. È un'uva tra le più antiche, piuttosto bizzarra, che richiede grande maestria. La mia filosofia, che nega l’uso del legno come concia e come acceleratore di maturazione, alla ricerca di una improbabile imitazione della borgogna, si concentra sulla parola Pinot, interpretandolo, quasi, come un vino bianco colorato. È una prova impegnativa, ma in una terra predisposta a raffinatezza ed eleganza, non dovendo forzare innaturali corposità, è una sfida in cui credere.

Io dal 1986, con due vini e due metodi classici.